​Non c’è età, non c’è sesso, non c’è diversità. La storia, una volta tanto, ha unito tutti. 

Tra le date del tour Robert Plant ha scelto Taormina, la bella città dell’isola che si riempie questa volta non solo di turisti, basta osservare chi è in attesa per percepire cosa stanno aspettando.

Gli occhi che si scrutano sono di quelli che cercano nella mischia un volto conosciuto o forse semplicemente un’espressione che li può fare sentire capiti, perché una sensazione condivisa può abbattere i muri dell’estraneità; intanto le bocche parlano e chiacchierano e così le voci iniziano a riscaldarsi mentre le mani che si stringono sono quelle di amici ritrovati, appassionati e felici di vivere insieme, in quel teatro, anche se lontani, la magia di un secondo, di un assolo di chitarra e un acuto faticoso. I nostalgici sperano in cuor loro un pezzo ormai lontano, sanno che la scaletta non lo prevede eppure ci credono, e quelli che gridano, inutilmente, Stairway to heaven, ne sono la prova.

Robert Plant sale sul palco alle 22:00, puntualissimo non si fa attendere, sa bene che di attese ce ne sono state già tante e lo spasimo e il desiderio lo attendono. Inizia cantando i suoi di pezzi,  più adatti alla sua attuale  voce e alle sue nuove consapevolezze. Ne sono passati di anni dall’uscita dei pezzi che hanno decretato il successo del gruppo storico di cui ha fatto parte, i Led Zeppelin sono entrati nella storia della musica rock, ed esserne stata la voce non può non lasciare una traccia determinante nel proprio percorso e nel proprio presente. E allora le canzoni del gruppo non possono mancare in scaletta, e non possono mancare quelli intimi come Babe, i’m gonna leave you intrisi di un rock delicato, paradossale come gli stati d’animo di chi grida Babe, baby, bambina, piccola, io ti devo lasciare, ti devo, o Dazed e confused, Going to California. Ma non possono non esserci i pezzi del puro rock, Whole lotte love, Rock and roll, ed è allora che tutti scattano, veloci e solerti, appena sentono quelle note piene di energia. 

Gli spettatori cantano, improvvisano un inglese arrangiato e usato all’occorrenza, e urlano. Robert Plant canta con una voce a tratti forte e lacerante altre volte un po’ sforzata. 68 anni di vita sono stati tanti per aver acquisito certezze e consapevolezze ma non abbastanza per aver estinto esperienze; quella sottile voce che rimane dentro di lui sembra una radice cosi radicata nel passato da non potersi staccare per venire fuori ed essere liberata in quell’aria fresca e densa. La mancanza è l’espressione dei sentimenti più delicati e naturali che legano a un passato di capelloni, di vecchie realtà e di primi amori, incontaminati ed estranei alle contingenze. 

C’è un’energia forte e una sensibile, una rock e una personale, e si ascolta e si vede, la gestualità del corpo è raffinata ed esprime i dualismi. Si muove, il protagonista indiscusso della serata, sulle note di un rudimentale strumento che ricorda un violino ma anche un flauto, un retaggio africano incredibilmente suggestivo.

Il tempo vola veloce e la fine si avvicina troppo presto, si spera in una durata maggiore anche perché l’adrenalina è ormai troppa.  Scappano urla e si, anche qualche parolaccia per una  rassegnata richiesta negata di continuare, e anche la stizza fa sorridere. 

Il concerto finisce e si accendono le luci, ritornano gli occhi scrutatori che riconoscono adesso le stesse emozioni, e che  vedono le diverse generazioni,  chi li ascolta da molti anni e  chi in quelli anni nemmeno c’era e che si ritrova ora, avendoli scoperti e amati da poco, a cantare quei testi di anni che furono, poco lontani dal tempo che si sta vivendo ma che sembrano insopportabilmente troppo distanti.

In uno sfondo incantevole di antichità e di un’aria umida sprigionata dal mare alle spalle del palco, la storia ha spezzato le distanze e le diversità, ha unito nell’amore per il ritmo e la magia; le luci abbaglianti che accecano di tanto in tanto e impediscono la vista non sono un errore ma un’illuminazione, il sentore che sembra dire, sei qui, vivo, libero, capace di ricordare e capace di sentire un’emozione, goditi lo spettacolo.

Alba Dalù